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Italian edition of Yevfrosinia Kersnovskaia's THE PRICE OF A HUMAN BEING - world premiere. List of events January-May 2009

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BOMPIANI (RSC LIBRI S.P.A) and MEMORIAL Italia society continue a promotional campaign dedicated to the Italian edition of Yevfrosinia Kersnovskaia's THE PRICE OF A HUMAN BEING.



For critical reports on Kersnovskaya's book click HERE



Next presentations will take place:

- On May 2 in Aulla, Distretto dei Librai

- On March 31 in Firenze, Gabinetto Viessieux



- On March 16th in PARMA (with E. Guercetti and Prof. Giorgio Vecchio, organized by Prof. Maria Candida Ghidini from University of Parma and Provincia di Parma)

- On March 9th in SIENA, Biblioteca Comunale degli Intronati (with E. Guercetti and E. Kostioukovich, organized by Prof. Marcello Flores)



- On Feb. 25th in TRENTO, Sala Affreschi Biblioteca Comunale di Trento (with E. Guercetti and E. Kostioukovich),



- On Feb. 25th in ROME, libreria Feltrinelli (with Maria Ferretti and Andrea Graziosi)








In libreria dal 21 gennaio in anteprima mondiale da Bompiani

EVFROSINIJA KERSNOVSKAJA
QUANTO VALE UN UOMO


Lo straordinario coraggio di una donna sopravvissuta al Gulag.

"Nuovissimo il tono della narratrice. Ci si aspetterebbe la voce di una vittima.

E invece l’io narrante è quello di una vincitrice fisica e morale"

Martedì 27 gennaio 2009 - ore 18.30
la Feltrinelli, Piazza Piemonte, 2 - Milano
Elena Kostioukovitch e Vittorio Strada
presentano l’autobiografia illustrata di una donna sopravvissuta al Gulag

Evfrosinija Kersnovskaja
Quanto vale un uomo
Bompiani



Interviene Igor Ciapkovskij, nipote ed erede dell’autrice

In collaborazione con Memorial Italia

La presentazione si svolge nell’ambito della mostra (21-31 gennaio) dei disegni di Evfrosinija Kersnovskaja.

I disegni saranno poi esposti alla Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma per tutto il mese di Febbraio

In questo volume di memorie, illustrato da centinaia di suoi disegni, Evfrosinija Kersnovskaja ripercorre la sua straordinaria vicenda umana e il suo viaggio attraverso i vari gironi del Gulag. Deportata in Siberia come molti suoi compatrioti dopo l'occupazione sovietica della Bessarabia, conosce il lavoro massacrante al taglio del bosco, le più crudeli angherie e la fame, finché si decide a fuggire. Percorre così a piedi millecinquecento chilometri da sola nella tajga, prima di venire nuovamente catturata e condannata alla fucilazione. Ma la condanna è commutata in dieci anni di lager, e Kersnovskaja li sconta in diversi campi, dove lavora come muratore, veterinario, infermiera, dissettore all'obitorio, minatore... Anche qui, incontra compagni di sventura e aguzzini, raccoglie centinaia di storie.

Il libro è una testimonianza davvero unica ed estremamente convincente, anche grazie all'efficacia delle illustrazioni, della capacità dell'autrice di resistere all'orrore e conservare anche attraverso le più dure esperienze il proprio volto umano, la capacità di indignarsi e di provare compassione.

A cura di Elena Kostioukovitch; Traduzione di Emanuela Guercetti; Postfazione di Valeriu Pasat; Pagine 720, euro 26,50

"Il racconto di una vita trascorsa nel Gulag staliniano ci pone di fronte a una realtà raccapricciante che tutto sommato ci sembra di avere già conosciuto attraverso testimonianze altrettanto drammatiche. Ma Evfrosinija Kersnovskaja riesce a creare quell’impatto che fa tornare in mente, a lettura finita, innumerevoli episodi, volti, voci, con un procedimento che all’inizio del Terzo Millennio appare di stupefacente novità. Raramente le vittime di un regime totalitario hanno raccontato la loro esperienza con un gusto della narrazione e con una sensibilità estetica che non vengono meno di fronte all’orrore e all’abbrutimento. La lettura di queste pagine, illustrate dai disegni dell’autrice, cattura la nostra attenzione per l’azione in sé e per il ritmo infuso dalla vitalità della protagonista. La formula della Kersnovskaja è quella del romanzo illustrato. È nuovo il ruolo del lettore, che, quasi come in un gioco ipertestuale, entra nelle immagini, ascolta la voce narrante e partecipa alle vicende. Non esistono riprese documentarie del Gulag, tanto meno girate dalle vittime. Ma grazie a questo incomparabile “fumetto”, a distanza i settant’anni dagli eventi, dal permafrost siberiano emergono volti e voci, quasi fossero le parole surgelate di cui parla Rabelais. Nuovissimo il tono della narratrice. Ci si aspetterebbe la voce di una vittima, di una donna che subisce, patisce, che è piccchiata, seviziata, sbattuta nelle carceri di rigore. E invece l’io narrante è quello di una vincitrice fisica e morale. Frosja (Evfrosinija) Kersnovskaja, proprietaria terriera di famiglia aristocratica russo-greca, è stata allevata nell’agiatezza, ha studiato lingue e musica, disegno artistico e materie umanistiche nei migliori ginnasi del suo tempo. Eppure in certi momenti si dichiara fiera di avere fatto a pugni con prostitute e malviventi, di avere lavorato a pari condizioni con manovali e minatori maschi, e di averli superati! Non è una donna umiliata e impaurita dalle beffe sadiche dei carcerieri. Anche quando testimonia l’umiliazione delle donne nude, calpestate, violate nella loro intimità, riporta di sfuggita le proprie esperienze, presentandosi come una fra le tante, anzi come una che forse ha sofferto meno delle altre. Per lei la cultura funziona come àncora di salvezza in termini assoluti (nella cella di rigore, d’inverno, denudata, costretta a passare la notte su un piede solo nella stanza piena di escrementi, si salva declamando ad alta voce versi del suo poeta preferito). La cultura le serve anche da magica lente d’ingrandimento, che ingigantisce nella memoria le sue esperienze private. Raccontate e illustrate, le vicende private diventano straordinarie. Nella tragedia immane, ci è dato percepire “quanto vale un uomo”, nel caso specifico, quanto vale questa donna." Elena Kostioukovitch

Evfrosinija Kersnovskaja (1907-1994) è nata a Odessa da padre russo, di professione giudice, e da madre greca, insegnante di lingue.

Nonostante una educazione letteraria e musicale di ottimo livello e la conoscenza di almeno sei lingue, privilegia il lavoro dei campi specie dopo il trasferimento della famiglia in Bessarabia per sfuggire al regime sovietico. Deportata in Siberia come molti suoi compatrioti, è stata condannata alla fucilazione e internata nel gulag, ma ha continuato a scrivere e disegnare per raccontare la sua avventura. Al suo ritorno a casa nei primi anni Sessanta ha iniziato a riscrivere e a ridisegnare tutto quello che non poteva certo dimenticare. Corriere Della Sera, 21/01/2009











Corriere Della Sera, 21/01/2009