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Marina Palej – Klemens - Chiara Rea, Via dei Serpenti, 28/09/2011 (in Italian)

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http://www.viadeiserpenti.it/marina-palej-klemens.html

Marina Palei, Klemens

Recensione di Chiara Rea

Mike, giovane traduttore ebreo pietroburghese, affitta una stanza del suo appartamento a un tedesco di nome Klemens, giunto a Pietroburgo per immergersi temporaneamente nella vita e nella cultura russa. Dopo una iniziale diffidenza, Mike si infatua di Klemens, lo osserva e cerca di stabilire con lui un rapporto di amicizia. L’infatuazione assume progressivamente le caratteristiche di un’ossessione, di un rapporto unilaterale interamente dimorante nella mente del giovane russo. Mike inizia a misurare le proprie giornate in base agli orari, alle presenze e alle assenze del tedesco, cerca invano di fotografarlo (ogni volta la pellicola viene impressionata da una sorta di aura azzurrina), gli gira intorno come un’anima in pena nell’impossibilità di carpire l’ineffabile ariano. Quando Klemens fa ritorno in Germania, il destino sembra schierarsi dalla parte di Mike offrendogli l’opportunità di recarsi a Berlino per tenere delle lezioni all’università: potrà finalmente rivedere (seppur dopo estenuanti peripezie e contrattempi) l’oggetto del suo amore totalizzante e scoprirà qualcosa sul giovane tedesco che lo scioccherà e allo stesso tempo gli renderà un po’ più decifrabile la figura del suo amato.

Ma chi è veramente Klemens? Di questo essere sfuggente e misterioso, impossibile da catturare sulla pellicola fotografica (quasi fosse un vampiro o un’entità sovrannaturale), che sembra sbucato fuori dal nulla o transumato nel presente da un passato indefinito, si sa poco o nulla fino alla rivelazione che illumina (in parte) i suoi comportamenti. Si sa qualcosa di più invece di Mike, in particolare delle sue disastrose vicende familiari e sentimentali; nel narrare la storia di questo amore improbabile, Mike racconta anche qualcosa della propria vita, del suo pessimo rapporto con i genitori e con la moglie che detesta: un essere mostruoso, «un’asse da stiro brufolosa e calva» che lo tradisce sistematicamente con i suoi amici finendo puntualmente in cliniche abortive.
L’amore coniugale è descritto come un maleficio: «So perfettamente cosa lega me e mia moglie. Nella mia felicemente celibe (celibemente felice) giovinezza, quando a terrorizzarmi erano cose che ora faccio ogni santo giorno, mi sembrava che la mostruosità e l’abominio della vita matrimoniale fossero la manifestazione di un crimine segreto. Ero fermamente convinto che i coniugi fossero legati anima e corpo da un qualche delitto commesso insieme, anzi da un omicidio, che li aveva resi complici e ostaggi l’uno dell’altra».

Ma al di là della storia e dei suoi personaggi, Klemens è un libro che spiazza per costruzione e stile, per densità letteraria e narrativa. Innanzitutto è un romanzo metanarrativo, un romanzo dentro il romanzo, dove sono a loro volta incastrati alcuni racconti attribuiti a una certa Mar’jana Galickaja, scrittrice migrante e sradicata, come sradicati sono i protagonisti di questo libro (e i racconti meriterebbero senza dubbio una recensione a sé). In altre pagine si trovano invece le poesie di Mike.
Klemens è anche un libro pieno di letteratura, cinema e musica; molteplici sono i riferimenti e le citazioni, dalla stanza in affitto di Delitto e castigo alle famiglie infelici di Tolstoj (riferimenti sapientemente reperiti dalla ottima traduttrice del libro, Emanuela Bonaccorsi, e riportati nella sua postfazione).
Passando con disinvoltura da un registro aulico ai più volgari e coloriti improperi (in particolare le invettive di Mike contro la moglie), alternando sfoghi lirici e isterici a lucide analisi (come ad esempio il geniale capitolo Ambiguità della comunicazione, pp. 32-33), incastrando le narrazioni una dentro l’altra come scatole cinesi, Marina Palej costruisce un romanzo di rara bellezza e intensità, in cui il linguaggio è protagonista oltre che strumento e la parola si fa anello di una catena di mirabolanti associazioni di idee, goccia in un flusso di coscienza inarrestabile che prima travolge il lettore e poi lo avvolge e lo culla in una sabbia mobile densa e soffocante dove i significati si stratificano.